mercoledì 18 aprile 2018

Dal 19 al 22 aprile l'Associazione "Nel Gioco del Jazz" parteciperà al "Jazzhead!" di Brema.


Dal 19 al 22 aprile l’Associazione “Nel Gioco del Jazz” parteciperà al “Jazzahead!” di Brema (Germania), il Festival internazionale degli operatori del settore di musica jazz. Sin dalla sua prima edizione nel 2006, Jazzahead! ha rappresentato il più importante networking per l’industria del jazz, un punto d'incontro internazionale per l’alta qualità dei partecipanti. Tra concerti, mostre e conferenze è l’evento europeo più prestigioso nel panorama del jazz globale. All’edizione 2018 parteciperanno ben 40 band provenienti da 18 paesi. 

lunedì 16 aprile 2018

Il prossimo 18 aprile nella parrocchia Maria Santissima Addolorata a Bari si terrà il concerto dell'Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana diretto da Rino Marrone.


Mercoledì 18 aprile, alle ore 20.00, nella parrocchia Maria Santissima Addolorata a Bari (in via Giulio Petroni, 125), l’Orchestra Sinfonica della Città metropolitana di Bari si esibirà in un concerto diretto dal maestro, Rino Marrone (nella foto).     
In programma brani di Edward Elgar Chanson de nuit op. 15 n.1 (1899) Chanson de matin op. 15 n. 2 (1901), Nicola Campogrande Soffio blu: Con grande energia / Quasi un blues per flauto e orchestra d’archi (2006), Ludwig van Beethoven Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93 (1812).

venerdì 13 aprile 2018

Domani sera sesto appuntamento con la serie Schumann dell'Unione Musicale di Torino. Recital del giovane pianista Matteo Catalano.


Sabato 14 aprile 2018 sesto appuntamento con la serie Schumann dell’Unione Musicale, che porta sul palco del Teatro Vittoria di via Gramsci 4 a Torino alcuni tra i migliori allievi ed ex allievi del Conservatorio Giuseppe Verdi.
Una collaborazione, quella tra il Conservatorio e l’Unione Musicale, che si sta rivelando un successo sia per l’opportunità offerta ai giovani interpreti di misurarsi con un pubblico attento e preparato, sia per l’alta affluenza di giovani in sala in occasione di ogni singolo concerto. 
Il programma si apre con la Sonata in fa diesis minore op. 11, terminata nel 1835 dopo due anni di lunga gestazione. L’appassionato canto dell’introduzione iniziale inaugura un’avventura musicale in cui il flusso inarrestabile della passione e la forza delle idee musicali si scontrano con i principi della forma-sonata. Il risultato è un lavoro avvincente, che lascia traspirare tutto il coraggio e lo spirito di giovanile irrequietezza con cui Schumann si era messo all’opera. Interprete di queste pagine il pianista Matteo Catalano, torinese, classe 1993, diplomato con lode e menzione d’onore e assegnatario di una borsa di perfezionamento della Fondazione CRT e della borsa di studio De Sono. Già protagonista la scorsa stagione di un concerto della serieFestival Mozart dell’Unione Musicale, attualmente è iscritto al Master of Arts in Music Performance presso la Musikhochschule di Basilea nella classe di Filippo Gamba.
Il concerto prosegue con i Bilder aus Osten op. 66, sei improvvisi per pianoforte a 4 mani ispirati ai componimenti medievali del poeta arabo Hariri, scritti nel 1848 e dedicati a Lida Bendemann, moglie del pittore Eduard e, insieme al marito, amica degli Schumann durante il periodo trascorso a Dresda. Al pianoforteAnastasiia Stovbyr, nata in Ucraina nel 1990 e attualmente allieva di Giacomo Fuga presso il Conservatorio di Torino, e Gabriele Biffoni, romano, classe 1992, allievo di Giovanni Doria Miglietta ed Enrico Pace presso l’Accademia di Musica di Pinerolo e, dal 2016, di Claudio Voghera presso il Conservatorio di Torino.
Conclude il programma una selezione di Duetti per voci e pianofortegenere a cui Schumann regalò vere e proprie gemme del repertorio liederistico. Protagonisti il soprano Michela Chioso e il mezzosoprano Laura Capretti insieme al pianista Alessandro Boeri, tutti allievi di Erik Battaglia nella classe di musica vocale da camera del Conservatorio di Torino. Il concerto è alle ore 20 ed è preceduto da una guida all’ascolto alle ore 18.30 a cura di Antonio Valentino (nella foto) e da un aperitivo offerto al pubblico alle 19.30.

martedì 10 aprile 2018

Convincente successo ieri sera per l'Andrea Chenier di Giordano al Petruzzelli di Bari.


E' stato un convincente successo quello di ieri sera dell'Andrea Chenier di Umberto Giordano al Petruzzelli di Bari. La Rivoluzione Francese è un evento determinante nella stria politica ed ha spesso trovato consistente spazio nella musica operistica, grazie in particolare a due creazioni fondamentali, quali l'Andrea Chenier di Giordano ed Il Piccolo Marat di Mascagni. Non è il caso di fare confronti tra i due lavori, ma sta di fatto che la loro presentazione è sempre motivo di grande attrazione per gli appassionati d'opera. anche in questo caso la stagione, accortamente compilata dal sovrintendente Massimo Biscardi, ha offerto al pubblico barese una felice occasione per apprezzare e gustare il capolavoro di Giordano. L'edizione ora proposta a Bari è quella andata in scena a Bibao negli anni scorsi con la regia di Alfonso Romero Mora e le scene di Ricardo Sanchez Cuerda. E va detto subito che il lavoro dei due spagnoli ha conferito un ammaliante fascino aggiunto. Determinante è stato in qust'ottica anche il disegno luci creato da Lelix Garma e qui ripreso da Gianni Mirenda.
Dopo un primo atto nel quale la scena della festa nel castello di Cogny si svolge in un atmosfera di raffinata ricchezza, l'azione si sposta in un mondo di desolata e sgretolata consistenza a sottolineare il crollo dei fasti nobiliari ed il vibrare delle passioni umane esaltate dallo spirito rivoluzionario. Un'idea registica risultata valida e cogente e che coinvolgeva in toto i personaggi dell'opera in una dimensione di sicuro effetto. Va comunque detto che al di là della pur intrigante idea regiostica di Romero Mora lo spettacolo ha tocca livelli musicali più che soddisfacenti. brazie alla fluente ed equilibrata direzione del giovane Mario Gamba, di intrigante musicalità nei particolarmente avvincenti momenti dell'opera che costellano il lavoro. eccellente anche il cast vocale più che splendiamente assortito. L'appassionata personalità di un convincente Chenier ha trovato nel tenore Martin Muhele un interprete incisivo e vocalmente impeccabile, mentre meno brillante è parso il Gerard di Claudio Sgura, pur capace di esprimere eloquentemente l'interiorità del personaggio. Un'ammaliante ricchezza ha poi caratterizzato la prestazione di Svetla Vassilieva, cui era affidato il personaggio di Maddalena con una fremente interpretazione. Molto bello e coinvolgente il duetto del secondo atto con Chenier. Come sempre negli spettacoli del Petruzzelli di buona caratura il resto della compagine canora: da Daniela Innamorati ad Alessandro Palomba, ed ancora Stefano Marchisio, Gianfranco Cappelluti e Claudio Mannino a completare il cast vocale. ottima la prestazione del Coro e dell'Orchestra del Petruzzelli, che hanno goduto anche dell'eccellente impegno di Fabrizio Cassi come preparatore molto valido ai fini del meritato successo dello spettacolo. Il pubblico molto numeroso è stato largo di applausi a scena aperta nei momenti clou della serata, che si replica domani, giovedì e venerdì alle 20.30, e sabato e domenica alle 18.

venerdì 6 aprile 2018

L'Orchestra Sinfonica Nazionale dei Conservatori italiani suona al Petruzzelli di Bari diretta da Alexander Lonquich il 10 maggio prossimo.


Stamane è stato presentato il concerto che l'Orchestra nazionale dei Conservatori Italiani terrà a Bari al Petruzzelli, diretta dal celebre musicista tedesco Alexander Lonquich (nella foto), con un programma di stimolante impaginazione con musiche di Beethoven (il Quarto Concerto per pianoforte ed orchestra, con al pianoforte lo stesso pianista Lonquich) e Schubert (la Sinfonia n. 9 "La Grande").La conferenza stampa è stata guidata dal sovrintendente della Fondazione Petruzzelli Massimo Biscardi in compagnia di Paolo Rotili (direttore del Conservatorio di Latina e responsabile di questa Orchestra) e Giampaolo Schiavo (direttore del Conservatorio di Bari), che ha messo in luce la bella iniziativa per favorire la crescita degli studenti nei Conservatori nazionali che investono il proprio tempo nella musica e nel loro futuro. A Bari si sta svolgendo un lavoro promozionale e significativo per questo genere di attività, che sta alimentando di molto l'interesse della Musica a livello educativo. Il concerto avrà un biglietto di 5 euro per consentire al maggior numero di persone di parteciparvi. L'orchestra è nata 5 anni fa ed ha partecipato nel 2015 al Mittelfest di Udine con un programma dedicato all'anniversario della Grande Guerra con la direzione del maestro Giuseppe Grazioli ed ha realizzato una tournèe a Trieste ed in Serbia, toccando le città di Belgrado e Novi Sad.Quest'anno parteciperà inoltre al Festival di Ravello in estate.

giovedì 22 marzo 2018

Beatrice Rana ottiene un successo trionfale al Petruzzelli.


Beatrice Rana (nella foto) è una pianista straordinaria. A ventitrè anni si è imposta con passione e perfezionismo tecnico sulle piazze internazionali più importanti del mondo. Stasera ha messo in luce tutto quanto andiamo dicendo da anni. Cresciuta in una famiglia di musicisti, ha iniziato lo studio del pianoforte a soli quattro anni, debuttando come solista ad appena nove anni! Ha percorso ad ampie falcate una strada di sorprendenti successi, che ha mantenuto con una maturazione stupefacente sino ad adesso. A Bari al Petruzzelli ieri sera ha riscosso un grande successo con un programma che è patito da Schumann, con i "Blumenstuck" e i meravigliosi "Studi Sinfonici" immersi in una tecnica stratosferica, dove ha mostrato tutte le qualità innate del suo percorso pianistico, e si è poi cimentata nel Novecento più ardito ed esemplare con Ravel (Miroirs pour piano) e lo scintillante Stravinskij della Suite del balletto "Oiaseau de feu", nella stupenda trascrizione di Guido Agosti.
Una pianista di classe cristallina indubbiamente, che mostrato tutta la sua sensibilità poetica in una scintillante varietà di emozioni impressionante alla sua ancora giovane età. Bellissimi anche i suoi due bis, che hanno portato il numeroso pubblico ad una standing ovation meritatissima ed entusiasmante. Un concerto memorabile, che ha messo in luce su quanti pianisti di livello internazionale possa contare oggi la Puglia. E Beatrice Rana è a pieno diritto fra questi pianisti, la stella più luminescente e straordinaria.

mercoledì 21 marzo 2018

RADU LUPU TORNA STASERA ALL’UNIONE MUSICALE DI TORINO.


Mercoledì 21 marzo 2018 presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto di Torino alle ore 21(serie dispari, pari, l’altro suono di abbonamento) torna allUnione Musicale dopo sei anni di assenza il grande pianista Radu Lupu (nella foto, l’ultima sua apparizione nel cartellone dell’Unione Musicale risale a ottobre 2012). Il concerto di Torino è la prima tappa di un tour italiano che, a seguire, toccherà Milano, Bologna e Firenze. 
Nato nel 1945 a Galati, in Romania, Radu Lupu è da sempre un antidivo per eccellenza: non concede interviste, rarissimamente entra in sala di incisione, un uomo che è stato definito “un mistero”, chiuso in un riserbo proverbiale rivelato solo dalla sua immensa musica. Attraverso la sua arte, infatti, ha sempre messo tutti d’accordo: il pubblico, che lo accoglie come uno dei più grandi artisti viventi; la critica, che lo ha premiato agli esordi di carriera con la vittoria ai concorsi Van Cliburn (1966), Enescu International (1967) e Leeds (1969) e, in anni più recenti, con il Premio Internazionale Arturo Bendetti Michelangeli e con due Premi Abbiati; i colleghi come Mitsuko Uchida, che lo ha definito «il musicista più significativo che abbia mai conosciuto», e Daniel Barenboim, che ne ha sottolineato «l’irraggiungibile immaginazione sonora e l’abilità nel creare suoni e impasti orchestrali sul pianoforte».
Superati i settant’anni, il “grande solitario della musica” continua a sorprendere con le sue interpretazioni intime e raffinate, il tocco morbido e leggero, la scelta ristretta di opere e di autori, come Beethoven, Brahms, Mozart, Schubert e Schumann. 
Il programma del concerto di Torino è l’essenza della sua arte e della sua poetica: un solo compositore tra quelli prediletti – Schubert - e tre capolavori già molte volte oggetto di approfondita riflessione musicale. Si comincia con i Momens musicals op. 94sei brevi pezzicomposti a partire dal 1823 e pubblicati nel 1828, riuniti sotto lo steso titolo forse solo per ragioni editoriali e considerati all’origine della fioritura romantica del “foglio d’album” pianistico.
Segue la Sonata op. 143, che risale agli anni 1822 e 1823, i più critici della vita di Schubert per l’insorgere della malattia che costrinse il musicista a un progressivo isolamento e che, in brevissimo tempo, lo portò a morte prematura. La cupa tonalità di la minore e il carattere enigmatico, carico di tristi presagi, pervade l’intera partitura, rimasta inedita fino al 1839 e dedicata dall’editore Diabelli a Felix Medelssohn.
Il recital si conclude con la Sonata in la maggiore D. 959, composta nel 1828 ma pubblicata postuma undici anni dopo, seconda del trittico scritto da Schubert poche settimane prima di morire. Il caratteristico linguaggio del compositore viennese tocca qui una nuova serenità, una dimensione di pace celeste in grado di sublimare le sofferenze patite, forse un presentimento dell’ormai imminente liberazione dalla condizione terrestre.



"Ben Hur" va in scena per la stagione della Compagnia Diaghilev al van Westerhout di Mola di Bari il prossimo 24 marzo.


Con più di trecento repliche in oltre centottanta città, «Ben Hur (nella foto). Una storia di ordinaria periferia» è tra gli spettacoli più amati dal pubblico. Lo hanno già visto oltre centomila spettatori. E anche il film che ne è stato tratto, sulla Roma dei centurioni “impiegati” davanti al Colosseo per sbarcare il lunario con qualche scatto per i turisti, ha avuto uno straordinario successo. I protagonisti sono sempre loro, Paolo Triestino, Nicola Pistoia ed Elisabetta De Vito, attesi sabato 24 marzo (ore 21) al Teatro van Westerhout di Mola di Bari, per la Stagione della compagnia Diaghilev, che produce lo spettacolo in collaborazione con l’Associazione Fiore & Gemano (info e prenotazioni 339.8796764).
L’esilarante commedia, scritta su misura da Gianni Clementi per la coppia Pistoia-Triestino, già applauditi interpreti di «Grisù, Giuseppe e Maria» dello stesso autore, è diretta con realismo ed eleganza dallo stesso Pistoia, che in scena è lo spietato ex stuntman Sergio. In attesa di un risarcimento per un incidente sul set, e nel frattempo caduto in disgrazia dopo un avvio eccellente niente di meno che con Spielberg nel film «Salvate il soldato Ryan»trascina le sue giornate al Colosseo dove, vestendo i panni di un centurione, si presta alle canoniche foto con i turisti. Ma la concorrenza è tanta, e gli affari iniziano a scarseggiare. Male in arnese, divide l’appartamento con sua sorella Maria (Elisabetta De Vito, finalista alle maschere del teatro 2012-13 come attrice non protagonista). Come lui, Maria è separata. Dal carattere isterico, è impegnata in una squallida chat erotica telefonica per racimolare qualche spicciolo. Lavora da casa, in vestaglia, ciabattando tra una stanza e l’altra. Ma nella vita di questi due disperati, nella grigia periferia romana, irrompe - con il candore di chi spera in un futuro migliore - l’ingegnere bielorusso Milan (Paolo Triestino), rigorosamente clandestino, che con la forza di uno tsunami rivitalizza il grigio percorso dei due fratelli, costretti ad una scialba convivenza coatta.
Per mandare soldi alla propria famiglia, Milan si arrangia a far tutto, anche a sostituire Sergio nel ruolo di centurione. E con lui arrivano anche per Sergio e Maria un progressivo benessere, energie nuove, una biga e forse un nuovo amore, tra momenti di riflessione, tenerezza e commoventi risate, tanto da far scrivere a Masolino D’Amico di una «commedia all’italiana buffa, anzi tragicissima». Perché «Ben Hur», questa «storia di ordinaria periferia», è una fotografia di Roma, della Capitale che accoglie e respinge lo “straniero”, oggi sempre più parte della città. Dunque, di una Roma sempre più incattivita, eppure capace di inaspettate generosità. E che questo spettacolo racconta misurandosi con lo scottante e attuale tema dell’immigrazione e delle eterne dinamiche dell’incontro-scontro tra diversi.

martedì 20 marzo 2018

Cresce l'attesa del Don Pasquale di Donizetti alla Scala di Milano dal 3 aprile al 4 maggio.


Cresce l’attesa per la Prima di Don Pasquale di Gaetano Donizetti, che torna dal 3 aprile al 4 maggio alla Scala diretto da Riccardo Chailly (nella foto) in una nuova produzione firmata da Davide Livermore 
Per il Direttore musicale della Scala sarà il primo titolo donizettiano, inserito in un percorso pluriennale di valorizzazione del repertorio italiano che ha già toccato Puccini, Verdi, Rossini e Giordano. Nel sodalizio con Davide Livermore prosegue anche la linea di valorizzazione delle maggiori personalità registiche italiane secondo un modello innovativo ma sempre rispettoso dei valori musicali. Il regista torinese, reduce dal successo in Tamerlano, si prepara ad affrontare con il suo stile ricco di coup de théâtre e suggestioni cinematografiche un classico intramontabile dell’opera buffa. Il cast vocale trova un grande protagonista nel carismatico Ambrogio Maestri, il Falstaff per eccellenza di questi anni, che con Don Pasquale approfondisce un'altra figura sospesa tra commedia e malinconia alle prese con le disillusioni del tempo. Attorno a lui, a ordire una trama ricca di brillanti situazioni comiche e nuance agrodolci, il meglio della nuova generazione del belcanto: Rosa Feola, già incantevole protagonista ne La gazza ladraRené Barbera al debutto scaligero e Mattia Olivieri. 
In attesa della Prima, nel mese di marzo sono da non perdere gli appuntamenti di approfondimento dello spettacolo in arrivo, fra cui gli oramai tradizionali incontri della Fondazione Milano per la Scala (20 marzo), della Fondazione Corriere della Sera (26 marzo) e degli Amici della Scala (27 marzo: Prima delle Prime). 

giovedì 15 marzo 2018

Il regista Damiano Michieletto torna a Vienna con una nuova produzione di "Sogno di una notte di mezza estate" di Benjamin Britten il prossimo 15 aprile.

 
Il regista veneto Damiano Michieletto (nella foto) torna per la quarta volta a Vienna, al Theater an der Wien, con una nuova produzione di A Midsummer Night's Dream (Sogno di una notte di mezza estate) di Benjamin Britten, in scena da domenica 15 aprile 2018 alle ore 19.00. Dopo i successi del Trittico di Puccini realizzato nel 2012, dell'Idomeneo di Mozart del 2013 e dell'Otello di Rossini, prodotto nel 2016, è la volta del capolavoro che Britten scrisse nel 1960 su soggetto shakespeariano. Un omaggio del più grande compositore inglese del XX secolo al più grande poeta e drammaturgo della sua patria, realizzato a partire da un libretto – redatto insieme a Peter Pears – fedelissimo al testo originale. “Questo 'Sogno' è il viaggio di Puck - dice Damiano Michieletto –  all’interno della parte più oscura del suo passato. Nella mia messa in scena Puck è un personaggio femminile: una bambina, interpretata dalla nota attrice austriaca Maresi Riegner. Il bosco e la notte sono i suoi incubi. Il mondo delle fate costituisce un universo parallelo, che lei costruisce perché non è in grado di affrontare la realtà. Scopriremo alla fine il motivo di questo viaggio notturno, che porterà ad una catarsi: dopo aver sconfitto le angosce dell’animo, tornerà la luce. Il palco sarà quindi popolato di bambini: già Britten scelse un coro di voci bianche per dare corpo e voce alle fate. Nel mio spettacolo anche i comici saranno bambini, che inventano una recita scolastica realizzata solo con la carta. Perché in 'Sogno di una notte di mezza estate' – conclude il regista – è necessario creare l'ambiente adatto al contenuto da commedia, che qui è rappresentata proprio dall'infanzia, dalla fanciullezza e dalla stessa scuola”. Le scene dello spettacolo sono realizzate da Paolo Fantin; i costumi da Klaus Bruns; le luci da Alessandro Carletti. La direzione dell'opera è affidata ad Antonello Manacorda, a capo dei Wiener Symphoniker e del St. Florianer Sängerknaben. Protagonisti sul palco sono Bejun Mehta nel ruolo di Oberon; Daniela Fally in quello di Tytania; l'attrice Maresi Riegner come Puck; Günes Gürle come Theseus; Ann-Beth Solvang nei panni di Hippolyta; Rupert Chalesworth in quelli di Lysander; e Tobias Greenhalgh come Demetrius. Completano il cast Natalia Kawalek (Hermia), Mirella Hagen (Helena); Tareq Nazmi (Bottom), Lukas Jakobski (Quince), Michael Laurenz (Flute), Dumitru Madarašan (Snug); Andrew Owens (Snout) e Kristján Jóhannesson (Starveling). Le repliche di A Midsummer Night's Dream sono in programma al Theater an der Wien fino al 25 aprile. La successiva nuova produzione di Damiano Michieletto sarà il Don Pasquale di Donizetti, in scena all'Opéra di Parigi a partire dal 9 giugno. 

mercoledì 7 marzo 2018

Venerdì 9 marzo va in scena al teatro Orfeo di Taranto "Angelicamente anarchici"di Marco Andreoli.


«I lontani, gli esclusi, i reietti del pianeta. L’immaginario di De André era questo. E come potevo io, prete di strada, non esserne coinvolto?». Così scrive Don Andrea Gallo nel suo quinto Vangelo, quello secondo Fabrizio De Andrè (nella foto), che Michele Riondino racconta con una straordinaria prova d’attore nello spettacolo da lui diretto e interpretato, «Angelicamente Anarchici», nel quale dà voce al sacerdote di marciapiede e al suo amico poeta e cantautore per la drammaturgia di Marco Andreoli. Il popolare artista tarantino, reduce dal successo televisivo su Rai Uno come protagonista della fiction «La mossa del cavallo», ispirata ad un lavoro letterario di Andrea Camilleri, presenta «Angelicamente anarchici» nella sua città, al Teatro Orfeo, venerdì 9 marzo (ore 21) nell’ambito della 74a Stagione degli Amici della Musica «Arcangelo Speranza», (biglietti 28/22/18 euro, info 099.730.39.72).
Riondino è in scena da solo, in quest’intenso monologo, anche se in realtà è circondato da altre presenze: prima fra tutte la sua ombra, che si muove in modo autonomo su uno schermo bianco. Il gioco di luci è colorato e articolato sui contrasti. E l’effetto ombra rende i pensieri indipendenti dal corpo: pensieri «anarchici», per l’appunto, con una loro precisa identità, sottolineata dalle musiche di De André eseguite dal vivo da Francesco Forni (autore degli arrangiamenti), Ilaria Graziano e Remigio Furlanut, celati da uno schermo che li rivela al pubblico al termine dello spettacolo, una coproduzione Centro d’arte contemporanea Teatro Carcano e Promo Music.
Dunque, nei panni di Don Andrea Gallo, cappello e sigaro in bocca, morto e in attesa in un limbo, Riondino trasporta il «Vangelo laico» ispirato alla musica di De André in una messa in scena cucita intorno alle canzoni di Faber, del quale si è tanto parlato recentemente dopo il successo del biopic «Il principe libero».
Il repertorio spazia da «Creuza de ma» a «Un giudice», da «La ballata dell’amore cieco» a «Dormono sulla collina», da «Il testamento di Tito» a «Don Raffaè» sino a «Quello che non ho», attraverso le quali lo spettacolo - portavoce del pensiero-contro di De André e Gallo e delle loro rispettive visioni libertarie del Sacro - restituisce il testamento morale e sociale del sacerdote di strada e del cantautore degli ultimi, entrambi genovesi, legati da un’amicizia intima e fortissima basata sul desiderio di giustizia, la cultura ribelle e soprattutto la concezione della vita come cammino e incontro, prescindendo da qualsiasi pregiudizio.
Per comporre il suo  «Vangelo laico» don Andrea Gallo scelse alcune delle più belle canzoni di Faber, nelle quali aveva rintracciato il nucleo del messaggio evangelico, penetrante e universale: c’è la coscienza civile, la comprensione umana, la guerra all’ipocrisia e il desiderio di riscatto della condizione umana emarginata, perché «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior», come cantava De André in «Via del campo», la canzone omaggio ad una delle strade più povere e degradate di Genova, coacervo abitato dai deboli e dagli indifesi. Insomma, dagli esclusi della società, verso i quali i due «angelicamente anarchici» avevano concentrato la loro umana attenzione.

martedì 6 marzo 2018

Mercoledì 7 marzo si presenta al Teatro Traetta di Bitonto il volume della musicologa Maria Grazia Melucci "Sul fiorito melograno. Catalogo delle opere di Pasquale La Rotella".

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Traetta Opera Festival: mercoledì 7 marzo si presenta il catalogo delle opere di Pasquale La Rotella, «Sul fiorito melograno».
 
  
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Mercoledì 7 marzo, alle 18, per il Traetta Opera Festival (ingresso libero, infotel: 080.373.99.12), si presenta al Teatro Traetta di Bitonto il volume della musicologa Maria Grazia Melucci, intitolato Sul fiorito melograno. Catalogo delle opere di Pasquale La Rotella (1880-1963), Edizioni dal Sud, con contributi di Pierfranco Moliterni, Nicola Scardicchio Maria Virno. La pubblicazione è frutto della collaborazione fra Teca del Mediterraneo-Biblioteca del Consiglio Regionale e il Conservatorio “Piccinni” di Bari, ed è dedicata alla ricostruzione dell’archivio musicale del compositore e direttore d’orchestra Pasquale La Rotella, vivace protagonista della vita musicale barese nella prima metà del ventesimo secolo, nonché primo direttore dell'allora Istituto musicale consorziale “Piccinni”, oggi Conservatorio. Nella serata interverranno, con l’autrice, Tommaso Urbano (presidente dell’Associazione Musicale “Traetta”) e Maurizio Pellegrini (Segretario artistico del Traetta Opera Festival). Ci saranno anche i familiari del musicista.
La presentazione sarà poi impreziosita da un interludio musicale con l’esecuzione di composizioni vocali da camera e arie d'opera di La Rotella, eseguite da tre giovani artisti formatisi al Conservatorio di Bari: il soprano Cristina Fanelli, il tenore Cao Pei Yun e il pianista Selim MaharezPer l’occasione saranno esposte le riproduzioni dei figurini delle opere «Dea» e «Ivan», ritrovate nella Biblioteca del Conservatorio “Piccinni”, che ha dato il suo patrocinio alla manifestazione.

lunedì 5 marzo 2018

Mercoledì tornano all'Unione Musicale di Torino il violista Yuri Bashmet con i Solisti di Mosca.


Mercoledì 7 marzo 2018 (Conservatorio Giuseppe Verdi - ore 21) tornano all’Unione Musicale di Torino dopo sei anni di assenza Yuri Bashmet (nella foto) con i “suoi” Solisti di Mosca.
Russo, classe 1953, il violista Yuri Bashmet è considerato “senza alcun dubbio, uno dei massimi musicisti viventi” (The Times), innanzi tutto perché è stato il primo grande interprete a dare dignità di strumento solistico alla viola, poi perché ha ispirato e invitato molti compositori a scrivere nuova musica per lui, da Alfred Schnittke a Giya Kancheli, da Sofja Gubajdulina a John Tavener fino all’italiana Silvia Colasanti, di cui verrà eseguito il brano Preludio, Presto e Lamento del 2014. «Tutte queste opere – ha dichiarato Bashmet – sono diverse, ma hanno qualcosa in comune. Sono infatti una rappresentazione del mio sentire musicale interpretato dal compositore. Suonare musica contemporanea non ricopre per me un significato particolare rispetto ad altri tipi di musica, come la musica classica, il jazz... Per me esiste musica di qualità o musica mediocre. Si tratta di linguaggi differenti, ma il talento è talento ovunque si esprima». Sentendo l’esigenza di poter ampliare i suoi orizzonti e interpretare una più vasta gamma di composizioni rispetto al solo repertorio per viola, nel 1992 Bashmet ha fondato I Solisti di Mosca, ensemble unico, apprezzato per il suo suono coeso, preciso e raffinato, e per il suo feeling con il fondatore e direttore.
Nei loro oltre 25 anni di attività I Solisti di Mosca hanno realizzato oltre 1700 concerti in più di 50 paesi del mondo; con le loro numerose incisioni hanno ottenuto varie nomination e si sono aggiudicati il Grammy Award 2008 per la registrazione di opere di Stravinskij e Prokof’ev. 
Il programma, che presenta alcune delle più affascinanti pagine per viola e archi, profuma di fredde brughiere del Nord: La suite Dai tempi di Holberg è l’omaggio di Grieg a Ludvig Holberg, scrittore vissuto tra il 1684 e il 1754 e ritenuto il Molière del Nord per il suo ruolo centrale nella letteratura del suo tempo. Il brano è composto da cinque sezioni scritte in stile settecentesco per rievocare in forma sintetica il clima storico dell’epoca di Holberg. 
I brani di Prokof'ev raccolti sotto il titolo di Visions fugitives sono un insieme di stati d'animo e suggestioni che hanno il sapore dell'intuizione piuttosto che della descrizione.
Vi si ritrova una ricca raccolta di esperienze tecniche e stilistiche, dal dinamismo meccanico al tenero lirismo, fino ai vorticosi e stranianti ostinati che hanno reso universalmente celebre lo stile di Prokof'ev. 
Kol Nidrei di Bruch è ispirato alla omonima preghiera penitenziale recitata alla vigilia dello Yom Kippur, una grande festività ebraica. La pagina vede protagonista la voce brunita ed espressiva dello strumento solista, che esegue una serie di variazioni su due antiche preghiere ebraiche.

La fascinosa Serenata per archi op. 48 è uno dei brani che lo stesso Čajkovskij prediligeva; pagina dal gesto ampio e generoso, contiene melodie famose e amatissime come il Valzer, o misteriose e struggenti come l’Elegia, che infondono all’opera l’aura del ricordo e del sogno. 
Da segnalare in particolare l’esecuzione di Preludio, Presto e Lamento scritto dall’italiana Silvia Colasanti nel 2014, di cui I Solisti di Mosca e Yuri Bashmet sono dedicatari.
«La viola – ha dichiarato Colasanti in una recente intervista esclusiva per l’Unione Musicale – mi ha sempre affascinato per il suo colore scuro e caldo, e Yuri Bashmet ne è il suo interprete più grande. L’ho conosciuto personalmente quando studiavo in Accademia Chigiana a Siena e ci siamo poi ritrovati per questo lavoro insieme qualche anno fa. Per me resta una figura mitica!
Amo scrivere pensando a un interprete e possibilmente non per gli “specialisti” della musica contemporanea. Tenerlo in mente come una specie di interlocutore, conoscerne lo stile e le caratteristiche, arricchisce notevolmente sia la fase di scrittura sia quella esecutiva: durante la stesura del brano ho spesso pensato a Yuri e alla sua personalità carismatica – passionale e a tratti dolorosa – e questo non ha mancato di condizionare la mia scrittura, ovviamente in senso positivo: la grande “cantabilità”, oltre al virtuosismo, e la duttilità musicale sono i tratti che fanno di lui un interprete di riferimento mondiale.
Il pezzo poggia su una struttura tripartita: un Preludio, ricco di contrasti, che presenta i materiali che saranno sviluppati durante il brano, un Presto caratterizzato da un ritmo ostinato e velocissimo del solista su interventi secchi e sforzati dell'orchestra e un Lamento finale costruito su un tappeto di armonie bachiane e conclude il lavoro dopo un'articolata cadenza».



mercoledì 28 febbraio 2018

Successo grandioso di "Orfeo ed Euridice" alla Scala di Milano.


Con 12 minuti di applausi e standing ovation, Orphée et Euridice di Gluck si è confermata trionfalmente alla Prima una delle produzioni più interessanti della Stagione. Una serata “che si gode dalla prima all’ultima nota” (E. Girardi, Il Corriere della Sera), uno spettacolo totale dei registi Hofesh Shechter e John Fulljames, dove l'orchestra diretta da Michele Mariotti (nella foto) suona al centro del palcoscenico attorniata da vibranti coreografie. Una lezione di stile portata avanti anche dal cast, guidato da uno straordinario Juan Diego Flórez. Il prossimo atteso debutto è quello del trittico Mahler 10 / Petite Mort / Boléro il 10 marzo. Due grandi firme che ritornano, quelle di Jiří Kylián e Maurice Béjart e una nuova creazione in prima assoluta di Aszure Barton, coreografa acclamata a livello internazionale e indicata “tra i più innovativi coreografi di questa generazione” da Mikhail Baryshnikov, chiamata a tradurre in danza l’intenso Adagio della Decima di Mahler. Sul mitico tavolo del Boléro non mancheranno grandi interpreti e importanti debutti: Roberto Bolle ha già fatto registrare il sold out nelle date del 10, 13, 16, 20 e 23 marzo, aprendo la strada a Martina ArduinoVirna Toppi e Gioacchino Starace, e a Elisabet Ros (29 marzo) e Julien Favreau (30 marzo) dal Béjart Ballet Lausanne. A marzo ultime occasioni per assistere a Goldberg-Variationen (2, 21 e 22 marzo) di Spoerli e a Simon Boccanegra di Verdi (1, 4 marzo) nella magistrale lettura di Myung Whun-Chung, con Leo NucciKrassimira StoyanovaFabio Sartori e Dmitri Belosselskiy.  Per le Stagioni concertistiche, il 7, 8 e 9 marzo sale sul podio Franz Welser-Möst con la Prima Sinfonia di Beethoven e la brillante Symphonia domestica di Strauss, mentre il 12 marzo la scena è tutta per Diana Damrau, in recital con una selezione di Lieder da Hugo Wolf e Richard Strauss.