venerdì 17 novembre 2017

Al Teatro alla Scala di Milano la "Prima mondiale" di "Ti vedo, ti sento, mi perdo" di Salvatore Sciarrino affascina il pubblico presente.


Dieci minuti di applausi hanno salutato la Prima mondiale di Ti vedo, ti sento, mi perdo, nuova opera scritta da Salvatore Sciarrino (nella foto) per il Teatro alla Scala. Un’accoglienza calorosa per il compositore italiano vivente più rappresentato al mondo, ma anche per tutta la compagnia artistica guidata da Laura Aikin, impegnata in un ruolo da vera primadonna.  Come ispirazione per la sua opera, Sciarrino, poiché non vediamo mai in scena il protagonista, che viene invece evocato dal racconto dei personaggi, una compagnia di canto che attende in vano l’arrivo dell’ultima aria del grande compositore, riecheggiata fra colorature barocche e stilemi contemporanei.  Un limbo metaforico, fuori dal tempo e dallo spazio, un gioco di teatro nel teatro ben colto dalla regia di Jürgen Flimm, in cui veri protagonisti sono la musica e il canto stessi, che emergono nella loro capacità di sedurre e ammaliare, come nei miti di Orfeo e delle Sirene. Repliche fino al 26 novembre.

Un'opera eseguita al Giovanni Paisiello Festival è candidata agli International Classical Music Awards.


Un’opera eseguita al Giovanni Paisiello Festival (nella foto) è candidata agli International Classical Music Awards. La notizia della designazione della «Semiramide in Villa» di Paisiello, pubblicata da Bongiovanni nel 2017 e registrata il 18 settembre 2014 al Mudi di Taranto, è apparsa oggi sul sito ufficiale della manifestazione, www.icma-info.com. «La Semiramide in villa», della quale furono protagonisti Carolina Lippo, Irene Molinari, Fabio Perillo e Pasquale Arcamoni diretti da Giovanni Di Stefano sul podio dell’Orchestra del Giovanni Paisiello Festival (la regia era di Stefania Panighini), concorre ai prestigiosi Oscar della musica classica, nella categoria opera, con altre diciassette produzioni discografiche, tra le quali figura una «Manon Lescaut» interpretata da Anna Netrebko per la Deutsche Grammophon, l’etichetta con il maggior numero di candidature (17). I nomi dei vincitori dell’ICMA verranno pubblicati il 18 gennaio 2018, mentre la cerimonia degli Award e il concerto di Gala si terrà a Katowice, in Polonia, il 6 aprile.

mercoledì 15 novembre 2017

Daniel Melingo, ambasciatore di un tango popolare e colto il prossimo 26 novembre al Teatro Forma di Bari.


Come un illusionista scappato da un racconto di Borges, Daniel  Melingo (nella foto) con la sua voce, il clarinetto e il suo teatro è il protagonista del nuovo appuntamento della IX^ Rassegna “Ecotopia” dell’Associazione musicale “Nel Gioco del Jazz”. Domenica 26 novembre al Teatro Forma a Bari, alle 21,00  si esibirà in un concerto singolare accompagnato da Lalo Zanelli (piano e voce), Facundo Torres (bandoneon e voce), Romain Lécuyer (contrabbasso e voce), Muhammad Habbibi Guerra (chitarra elettrica).
Daniel Melingo, l’uomo della nuova frontiera porteña è una voce tormentata che tenta di riportare la musica argentina al di fuori dei suoi confini più usuali, attraverso immagini e arrangiamenti atipici.
Il tango dei bassifondi di Buenos Aires, dei locali fumosi dove la danza nazionale argentina non è elegante prodotto da esportazione, nè attrattiva turistica, ma vita vissuta ai margini della società del benessere, tra strade sporche e soggetti poco raccomandabili.
E’ questo il tango di Daniel Melingo, cantante e autore di Buenos Aires che ha reinterpretato la forma del tango cancion, inventata da Carlos Gardel, con la sua voce carismatica, oscura, fumosa. Se il tango è finito nei saloni è ora di riportarlo nelle strade dove è nato, e Melingo lo fa con grande efficacia, perchè, come scrive Le Monde de la Musique: “…è un eretico della religione tangueira…un iconoclasta che guarda alla vita degli emarginati di Buenos Aires e per farlo va alle fonti d’ispirazione del tango”.
Ascoltare il suo ultimo album, “Anda”, é un po’ come assaporare un film di Fellini ad occhi chiusi, immergendosi in un cabaret sonoro concepito come una suite di quadri barocchi, dove ogni brano palpita e fa vacillare. In questo album, il tango delle origini si rigenera, come se Carlos Gardel fosse al centro di una fiction neo-rock, con una galleria di personaggi in cui Erik Satie e Serge Gainsbourg sono alcuni dei fantasmi convocati dall’attore-poeta argentino. Recentemente Daniel Melingo è stato premiato due volte al prestigioso Premio Gardel 2017, per il miglior album di tango alternativo, “Anda” appunto,  e come miglior videoclip,“En un Basque de la China”.
I suoi concerti sono veri e propri spettacoli  di ‘teatro canzone’ in cui Melingo interpreta le sue canzoni che parlano di piccole storie ambientate nei bassifondi di Buenos Aires, tra ladri e perdenti, e si impadronisce della scena usando magistralmente il suo corpo ed il volto pasoliniano. Il risultato è un tango moderno ed eclettico, insolito e lunare.
Il linguaggio di Melingo è potente e la sua visione è assolutamente coinvolgente fatta di voce rauca e gestualità efficace, di piccoli passi di jazz e di dixieland, di squarci contemporanei e di lacrime di milonga. Temi appassionati e pieni di un classicismo fuori da ogni moda che rendono questo personaggio una sorta di neo maledetto nato con il punk rock negli anni giovanili, e successivamente, in Spagna, prima di migrare a Parigi dove ha trovato il terreno ideale per le sue provocazioni irrequiete e un pubblico aperto a pronto a recepire il suo linguaggio.

Il prossimo 19 novembre, alle 19.30, per l'AGIMUS di Mola di Bari al Teatro van Westerhout si esibisce nei quartetti di Mozart il Quartetto Alcaplica.


Un ensemble di musicisti della cosiddetta «scuola pugliese», il Quartetto Alcaplica composto da Pierluigi Camicia (pianoforte, nella foto), Carmelo Andriani (violino), Claudio Andriani (viola) e Vito Paternoster (violoncello), si cimenta con i Quartetti di Mozart per l’autunno delle Stagioni dell’Agìmus  (Associazione Giovanni Padovano Iniziative Musicali) dirette da Piero Rotolo nella Rete di musica d’arte Orfeo Futuro. Il concerto è in programma domenica 19 novembre (ore 19.30), al Teatro van Westerhout di Mola di Bari.
Quella compiuta da Mozart con i suoi due lavori per pianoforte e archi composti tra il 1785 e il 1786 (K478 e K493) fu un’autentica rivoluzione. È grazie a lui che questo singolare genere di musica da camera, prima d’allora relegato alla funzione di puro intrattenimento e destinato a esecutori dilettanti, entra d’un balzo nella modernità. La scrittura si fa complessa e drammatica, gli archi non si limitano più ad accompagnare il pianoforte, ma dialogano con esso su un piano di parità. Insomma, il quartetto diviene una sorta di concerto in miniatura. Sempre difficile penetrare il mistero della bellezza mozartiana, rinnovando il miracoloso equilibrio tra fluida discorsività e introspezione interiore. E gli affermati musicisti del Quartetto Alcaplica, forti di una preparazione di livello internazionale, di un’esperienza consolidata e di una profonda conoscenza della prassi esecutiva, hanno deciso di accettare la sfida con la convinzione e l’entusiasmo di chi crede fermamente nella grande lezione di dialogo e umanità racchiusa nell’opera di Wolfgang Amadé. 
I componenti del Quartetto Alcaplica si sono formati presso autorevoli istituzioni musicali europee, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma all’Accademia Chigiana di Siena, passando per l’Hochschüle für Musik Basel Stadt e la Royal Academy of Music di Londra, sotto la guida di prestigiosi docenti e artisti. La regolare attività concertistica dei quattro componenti nei cartelloni e nelle programmazioni delle più importanti stagioni e festival internazionali, in Italia, Europa, Cina, Corea e Stati Uniti, si affianca alla produzione discografica per le etichette Brilliant Classics, Decca, Tactus, Dynamic, Phoenix Classics, Farelive e Rai. Tra l’altro, i musicisti del quartetto sono impegnati altresì nell’attività didattica come titolari di cattedra nei Conservatori di Musica di Bari, Lecce, Matera e Modena e i qualità di docenti ospiti di corsi di interpretazione ed esecuzione in Italia e all’estero. Biglietti 12 euro (10 euro over 65, 5 euro under 30, gratuito possessori AgìmusCard). Info 368568412 - 3939935266 e www.associazionepadovano.it.

GLI EPHEMERALS LIVE AL TEATRO FORMA: LA BAND LONDINESE CHE HA GIÀ TOTALIZZATO MILIONI DI VISUALIZZAZIONI IN TUTTO IL MONDO.


Sabato 18 novembre, alle 21,30, prosegue «Around Jazz», la stagione musicale 2017-2018 del Teatro Forma di Bari (via Fanelli 206/1): sul palco lo straordinario gruppo londinese degli Ephemerals (nella foto), band molto giovane (età media sui 27 anni) con un'esplosiva miscela di soul e funk. In tre anni e tre album («Nothing is Easy» nel 2014, «Chasing Ghosts» nel 2015 e «Egg Tooth» nel 2017) hanno già raggiunto la notorietà mondiale, totalizzando milioni di visualizzazioni fra streaming e YouTube, soprattutto dopo la collaborazione nel pezzo «I feel so bad» con Kungs, dj francese di vent’anni. Sul palco del Forma si esibiranno il leader Nicholas Hillman Mondegreen (chitarra),Wolfgang Valbrun (cantante), James Graham (tastiere), Adam Holgate (basso), Jimi Needles (batteria), Damian McLean-Brown e Thierry Lemaitre (corni).
Il concerto sarà introdotto da un breve set degli «I Think About It», un collettivo hip hop nato a Bari nel 2013, con l'intento di fondere il genere con le radici personali di ognuno dei componenti, oltre all'esperienza live di puro stampo Nu-Jazz-Soul. Sul palco del Forma saliranno Gabriele Poliseno Aka Elerbagi (voce), Marco Menchise (chitarra),Stefano De Vivo (chitarra), Claudio La Rocca Aka Sup Nasa (live electronics), Gianluca Aceto (basso elettrico), Vincenzo Guerra (batteria).
Biglietti in vendita al botteghino del teatro (è in corso una promozione speciale per gli under 35) e su www.bookingshow.com. Infotel: 080.501.81.61. Quanto agli Ephemerals, la loro è una carriera sempre più in ascesa, contraddistinta da un soul alla vecchia maniera, ma con il tocco dei nostri giorni. Quando il chitarrista Mondegreen (autore, produttore, vero e proprio deus ex machina del gruppo), incontra il cantante Valbrun, ad un concerto in Francia, la band degli Ephemerals prende vita e inizia subito a fondere elementi soul moderni con un deciso piglio jazz. Il loro debutto discografico "Nothing is Easy" ne riassume le incredibili capacità di arrangiamento e il gusto nell'esecuzione. "Chasing Ghost" è l'album successivo, che definisce lo stile musicale della band, impreziosito da sonorità forti, una sezione fiati e una voce intensa e notevolmente ispirata.
«Ho scelto il nome Ephemerals - spiega Mondegreen – quando la mia vecchia band si sciolse: fu un periodo molto difficile. Volevo ricordare a me stesso che le cose finiscono, non durano per sempre. Nonostante questo, abbiamo appena festeggiato il nostro quarto anno e stiamo lavorando al quarto album. Viviamo la musica godendoci il presente, senza guardarsi troppo avanti o indietro».
Anche sull'essenza concettuale e musicale dell'ultimo album, «Egg Tooth», le idee di Mondegreen sono molto chiare. «Il titolo (“Dente d’uovo”) si riferisce alla protuberanza cranica che hanno certi animali, come alcuni rettili, che li aiuta, durante la nascita, a rompere il guscio dell'uovo da cui nascono. Il messaggio che vogliamo lanciare è: graffiamo, scaviamo, perché potremmo ancora essere lì, dentro quell'uovo. Dentro c’è l’idea della reincarnazione, tipica delle filosofie orientali, per spingere l’ascoltatore a valutare la propria esistenza e, se vuole, finirla e cominciarne un’altra».

martedì 14 novembre 2017

Prende il via domani la stagione del Teatro Comunale di Corato organizzata con il Teatro Pubblico Pugliese. Ad inaugurare ci saranno Gino Paoli e Danilo Rea.


Prende il via domani, 15 novembre, la stagione 2017/18 del Teatro Comunale di Corato organizzata da Comune in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese, 15 appuntamenti tra prosa, musica e danza. Ad inaugurare la stagione Gino Paoli (nella foto) e Danilo Rea che il 15 novembre presentato Due Come noi… , concerto a base di voce e pianoforte che vedrà duettare insieme uno dei più grandi interpreti della canzone d’autore italiana e uno dei più lirici e creativi pianisti di oggi. Il 23 novembre in scena Sisters – come stelle nel buio, regia di Valerio Binasco con Isabella Ferrari e Iaia Forte, commedia velata di allegria e malinconia, dai risvolti ironici e grotteschi in cui due sorelle convivono con i ricordi del loro passato fatto di successi ormai tramontati. Lunedì 11 dicembre Donatella Finocchiaro eFabio Troiano sono i protagonisti di Lampedusa, regia di Gian Piero Borgia, spettacolo intenso e coraggioso sull’attuiale tema della migrazione. Il 26 dicembre torna la grande musica con il concerto gospel di Roderick Giles & Grace in cui la passione e la devozione per il canto ed il gospel, infondono in tutti gli ascoltatori il messaggio di pace, amore, gioia e speranza. Il 12 gennaio 2018 il teatro comunale ospita Silvio Orlando impegnato in Lacci, regia di Armando Pugliese, in cui il grande attore torna a portare in scenala scrittura di Domenico Starnone e penetra da un’altra porta le crepe e le fragilità del mondo in cui viviamo: il sistema della famiglia. Il 25 gennaio 2018 Francesco Pannofino e Emanuela Rosi sono tra i protagonisti di Bukurosh, Mio Nipote, regia di Claudio Boccaccini, divertente riflessione sulla nostra società, sui nostri pregiudizi, i nostri timori, le nostre contraddizioni, debolezze e piccolezze. Il 4 febbraio in scena Regalo di Natale, regia di Marcello Cotugno, trasposizione teatrale del fortunato film di Pupi Avati. Il 17 febbraio spazio alla danza con laBreathing Art Company che porta in scena Tutte le donne di Williamcoreografia e regia Simona De Tullio, performance sospesa tra realtà e immaginazione, in pieno stile shakespeariano, che propone la storia di quattro eroine del celebre William, quattro eroine di oggi che si ritrovano in una seduta di psicoterapia di gruppo per raccontare le loro storie. La settimana successiva, il 24 febbraio, Lina Sastri presenta Appunti di Viaggio, biografia in musica, racconto libero e inedito della sua vita artistica, un  viaggio nel teatro, nella musica e nel cinema italiano, attraverso i racconti di vita vissuta, gli incontri indimenticabili con le grandi personalità artistiche del nostro paese. Il 10 marzo Antonio Catania, Gianluca Ranmazzotti e Gigio Alberti sono i protagonisti di Hollywood – come nasce una leggenda, adattamento e regia di Virginia Acqua, mentre il 25 marzo Vittorio Sgarbi porta in scena Michelangelo, ricomponendo un periodo emblematico, imprescindibile ed unico nell’arte. Il 28 marzo in programma Canto la storia dell’astuto Ulisse, scritto e diretto daFlavio Albanese con scene e sagome di  Lele Luzzativiaggio nel mondo di Ulisse che accompagna gli spettatori nell’Odissea e nel suo immaginario, popolato da dei, eroi e creature magiche. Il 7 aprile la compagnia MM Contemporary Dance Company porta in scena Le Silfidi, coreografia di Gustavo Ramirez Sansano e Pulcinella, coreografia di Michele Marolla musica di Igor Stravinskij e Stefano Corrias.   Il 12 aprile in scena Le Bal –l’Italia balla dal 1940 al 2001, regia di Giancarlo Fares, fortunato format francese di Penchenat con il quale si racconta la storia del nostro paese dall'inizio della seconda guerra mondiale al crollo delle torri gemelle. Due momenti drammatici che segnano l’inizio e la fine di un lungo periodo, narrato abilmente attraverso le più belle canzoni italiane che hanno caratterizzato la vita e il costume della società. Infine il 19 aprile chiude la stagione in scena Delitto e Castigo, conLuigi Lo Cascio e Sergio Rubini in veste anche di regista, una messa in scena a due voci di uno dei grandi classici della letteratura mondiale.

Debutta sul podio dell'OSN della Rai il direttore americano Dennis Russell Davies nel concerto del 16 novembre con la partecipazione del pianista Andrea Lucchesini.


Debutta sul podio dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai il direttore americano Dennis Russell Davies (nella foto), noto per aver da sempre affiancato al repertorio sinfonico e operistico tradizionale prime esecuzioni e registrazioni di autori contemporanei come Hans Werner Henze, John Cage, Philip Glass e Arvo Pärt, che gli sono valse anche un Grammy Award per Appalachian Spring di Aaron Copland.
Il concerto – in programma giovedì 16 novembre alle 20.30 all'Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino e in collegamento diretto su Radio3 – si apre conl'Ouverture da König Stephan Op. 117 di Ludwig van Beethoven. Il re a cui il lavoro è intitolato è Stefano il “Santo”, colui che ricevette la corona d’Ungheria e la croce apostolica da papa Silvestro II nell’anno Mille per aver diffuso la religione cattolica tra il suo popolo. A seguire il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 Op. 15 di Ludwig van Beethoven, composto tra il 1796 e il 1797 ed eseguito per la prima volta a Praga nel 1798 con lo stesso Beethoven impegnato al pianoforte. Ad interpretarlo con l’Orchestra Rai è chiamato il pianista Andrea Lucchesini, apprezzato dal Daily Telegraph per aver dimostrato «che il virtuosismo è solo una parte di un affascinante ventaglio di timbro, stile e mordente armonico». Vincitore del Premio Accademia Chigiana e del Premio Abbiati, Lucchesini ha suonato con direttori come Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Daniel Harding, Vladimir Jurowski, Gianandrea Noseda e Giuseppe Sinopoli, e ha inciso l’opera pianistica di Berio, gli Improvvisi di Schubert e l'integrale delle sonate di Beethoven. Chiude il programma uno dei capolavori della letteratura musicale del Novecento: il balletto Petruška di Igor' Stravinskij, proposto nella versione che andò in scena al Théâtre du Chatelet di Parigi nel 1911 con il celeberrimo ballerino ucraino Nijinsky nei panni della marionetta protagonista, «l'eterno infelice eroe di tutte le fiere, di tutti i paesi», come lo definì lo stesso compositore. Dopo il grande successo del suo primo balletto, L'Oiseau de feu, Stravinski iniziò a lavorare, nel 1910, alla Sacre du printemps. Nell’estate dello stesso anno, quasi come svago, tradusse in un pezzo per pianoforte e orchestra la sua «visione di un burattino scatenato che, con le diaboliche cascate di arpeggi, esaspera la pazienza dell'orchestra». Il pezzo piacque a tal punto all’impresario dei Balletti russi Sergej Diaghilev da convincere Stravinskij a farne un balletto. Nata per la danza classica – di cui contribuì a rivoluzionare il linguaggio – l’opera entrò ben presto a far parte del grande repertorio sinfonico. Il concerto è replicato venerdì 17 novembre alle ore 20. Le poltrone numerate, da 30 a 15 euro (ridotto giovani under 35), sono in vendita sia online sia presso la biglietteria dell'Auditorium Rai. Un'ora prima dell'inizio sono messi in vendita gli ingressi non numerati a 20 e 9 euro.Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it

lunedì 13 novembre 2017

L'Aida di Verdi torna al Comunale di Bologna con la regia firmata da Francesco Micheli, e diretta da Frederic Chaslin.


Una delle opere più amate di Giuseppe Verdi, Aida, torna al Comunale - dal 12 al 22 novembre - nell’applauditissimo spettacolo coprodotto con il Macerata Opera Festival e andato in scena nel cinquantesimo dello Sferisterio nel 2014 e ancora la scorsa estate. La regia è firmata da Francesco Micheli (nella foto), le scene sono di Edoardo Sanchi, i disegni di Francesca Ballarini, i costumi di Silvia Aymonino e le coreografie di Monica Casadei, interpretate dalla Compagnia Artemis Danza. Sul podio dell’Orchestra del teatro felsineo Frédéric Chaslin, già apprezzato protagonista delle stagioni operistiche e sinfoniche bolognesi; il Coro del Teatro Comunale di Bologna è guidato da Andrea Faidutti. La recita di Aida del 12 novembre sarà registrata e trasmessa in differita da Rai Radio3.
Aida è l’opera che più di tutte porta con sé un immaginario spettacolare carico di stereotipi: l’antico Egitto da cartolina, la grandiosità degli apparati scenografici, una certa ridondanza complessiva che tuttavia non obbliga a una lettura oleografica ma suggerisce soluzioni simboliche: «perché è anche una fra le opere più intime e toccanti – spiega Francesco Micheli – e lasciandosi guidare dai colori della partitura e dalle architetture della drammaturgia si può far rivivere la vicenda non solo nel dettaglio orientaleggiante di massa, ma anche nella proiezione gigantesca di colori, forme e nessi di significato che ciascun personaggio canta e recita per noi: moderni geroglifici, cibernetiche icone che codificano la vicenda venendo disegnati non nella minuzia di un’osservazione ravvicinata, ma nell’immanente enormità della scena». 
Un’Aida esteriormente “contemporanea” ma negli intenti soprattutto narrativa, simbolica, metaforica e «fiduciosa nel potere del mezzo tecnologico – aggiunge Micheli – che s’intreccia con rinnovata fedeltà all’invenzione verdiana il cui orientalismo ebbe come cornice alcuni eventi del secondo Ottocento rivoluzionari, modernissimi e iper-tecnologici a loro volta, come l'apertura del Canale di Suez». 
L’allestimento, salutato sia nel 2014 sia nel 2017 molto favorevolmente dalla critica che ne ha lodato, fra l’altro, l’eleganza e la concentrazione con cui accompagna l’ascolto, è stato ulteriormente perfezionato entro un percorso di riflessione e maturazione «ed è cresciuto – continua il regista – lavorando ulteriormente sulle parole scritte e sui simboli che si fanno scenografia e, in generale, considerando il risultato di tre anni fa come un punto di partenza, dal quale agire per incrementare ulteriormente l’intensità espressiva, focalizzando ancor più l’azione sulla similitudine tra tablet odierno e tavoletta dello scriba egizio che racconta e scrive la storia». 
La superficie e le dimensioni con cui vengono realizzate queste metafore visive e narrative riporta al tema, ineludibile nell’Aida, della dimensione monumentale «che rispettiamo pienamente – conclude Micheli – facendo un uso spettacolare delle proiezioni ma senza dimenticare che uno dei principali obiettivi di Verdi era quello di interpretare il transeunte, di spiegarci che “sic transit gloria mundi”, descrivendo il personaggio di Radamès dapprima come un divo intoccabile e poi, nel giro di un atto, come un traditore, benché, suo malgrado, arrestato e condannato a morte. Tutto il suo trionfo svanisce in un soffio. L’overdose di sfarzo e ricchezza non l’abbiamo realizzata con elefanti e portantine ma con simboli, “icone”, più leggeri ma al contempo più icastici, tendendo a rispecchiare una realtà: quella dell’uomo che combatte tutta la vita per il potere e la fama ma poi non ha più nulla e resta solo, solo come Aida, donna che vive un dramma di solitudine». 
A Bologna la protagonista femminile è Monica Zanettin, che si avvicenda con Anna Lucrezia García, subentrata a Stefanna Kybalova che per motivi di salute ha dovuto rinunciare alla produzione. Nel ruolo di Radamès si alternano Carlo Ventre e Antonello Palombi; si anticipa che, a causa dell'attuale indisposizione del tenore uruguaiano, la recita del 12 novembre sarà sostenuta da Palombi. Nei panni di Amneris sono impegnate Nino Surguladze e Cristina Melis, in quelli del padre di Aida Amonasro Dario Solari e Stefano Meo, in quelli di Ramfis Enrico Iori e Antonio Di Matteo. Completano il cast Beth Hagermann (Gran Sacerdotessa), Luca Dall’Amico (il Re) e Cristiano Olivieri (Messaggero). 
Lo spettacolo è realizzato grazie al contributo dell'Associazione Amici del Teatro Comunale di Bologna e con il sostegno del Gruppo Hera, che intende così confermare il suo impegno a fianco di una delle più importanti eccellenze culturali espresse dal proprio territorio di riferimento. 

I biglietti dell'opera (da 125 a 10 euro) sono in vendita sul sito www.tcbo.it e presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bologna. Eventuali biglietti invenduti saranno disponibili da un'ora e mezza prima dell'inizio di ogni spettacolo al 50% del costo. 
In occasione di Aida, durante la quale non verranno trasmessi i sopratitoli poiché interferirebbero con la scenografia, il pubblico potrà comunque seguire il libretto dell'opera, sincronizzato con lo spettacolo, direttamente sul proprio smartphone (Apple, Android e Windows Phone), scaricando gratuitamente l’applicazione “Lyri Live” da www.lyri.it. 
“Lyri” è stata pensata appositamente per i teatri e non interferisce con la visione dello spettacolo grazie allo sfondo nero e all'azzeramento automatico della luminosità con un limitatissimo consumo di batteria. Si consiglia al pubblico di scaricare l'applicazione prima di recarsi in Teatro. Nelle serate di spettacolo, all'interno del Teatro sarà disponibile una rete Wi-Fi dedicata collegandosi alla quale, dopo aver aperto l'applicazione, sarà visualizzato il libretto dell'opera in lingua italiana. 
Nata nel 2015, “Lyri” è già stata utilizzata in vari teatri e festival tra cui il Teatro Alighieri di Ravenna, le Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, il Festival Verdi di Parma, il Teatro La Fenice di Venezia, il Festival Puccini di Torre del Lago, l'Opera Hedeland a Copenaghen. 
Aida segna anche il debutto della sinergia tra Teatro Comunale di Bologna e “Scuderia|Future Food Urban CooLab” di piazza Verdi 2, un ambizioso progetto che fonde ristorazione di alta qualità e innovazione tra startup, eventi e laboratori aperti alla comunità. Il 12 novembre, in occasione della prima dell'opera, il Foyer Respighi del Teatro e l'ingresso della Scuderia saranno uniti da un simbolico tappeto rosso, a sancire una collaborazione che valorizza due aspetti che caratterizzano il territorio bolognese: l’amore per la cultura e per la musica e l’attenzione alle eccellenze e alle innovazioni nel settore agro-alimentare. 

Il prossimo 24 novembre Sabino Manzo dirigerà presso la Chiesa Santa Teresa dei Maschi "L'incoronazione di Poppea" di Monteverdi, interamente prodotto dalla Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi dell'Associazione Florilegium Vocis.


Lo spettacolo è stato concepito da Maria Grazia Pani secondo il “format” TeatrOpera da lei ideato (vedi testo edito da Florestano Edizioni) e sarà portato in scena al termine del primo laboratorio sull’opera barocca (STM / Baroque Opera Studio) interamente prodotto dalla
Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi dell’Associazione Florilegium Vocis. I 14 giovani cantanti che si esibiranno provengono da diversi paesi (Spagna, Germania, Croazia, Colombia, Korea ed Italia) e sono stati selezionati a seguito di un’audizione e in base al loro curriculum. Gli artisti seguiranno giornalmente laboratori teatrali con Maria Grazia Pani e di prassi e vocalità barocca con Sabino Manzo a partire dal 6 novembre presso la Chiesa di Santa Teresa dei Maschi grazie ad un accordi di collaborazione con l’Associazione Vallisa. L’incoronazione di Poppea chiuderà le celebrazioni STM del 450° anniversario monteverdiano, iniziato nel settembre 2016 con il Vespro della Beata Vergine, portato in tour dall’Orchestra barocca diretta da Sabino Manzo (nella foto).

il Cast

Nel ruolo di Ottone, cavaliere  ex amante e marito di Poppea | Ivan Dell’Edera
Poppea, dama nobilissima favorita di Nerone Rosa Garcia Domiguez
Nerone, imperatore romano | Carlos Arturo Gomez Palacio
Arnalta, vecchia nutrice | Nina Cuk, Nicolò Marzocca
Ottavia, imperatrice di Roma ripudiata da Nerone Claudia Conti
Seneca , filosofo e  precettore di Nerone | Alberto Comes
Drusilla, dama di corte innamorata di Ottone Paola Leoci, Ilenia Lucci
Amore | Melissa Wedekind
La Fortuna | Ilenia Lucci
Virtù/Valletto di Ottavia | Luise Merleski
Damigella,  al servizio di Ottavia| Francesca Lanzolla, Cinzia Dimatteo
Liberto | Vito Gattullo, Hyunmo Cho
Familiari di Seneca/Consoli/Tribuni | Ensemble Florilegium Vocis (Lucio Lorusso, Roberto Portoghese, Gianluca Ranieri, Teodoro Ugone)

Orchestra Barocca Santa Teresa dei Maschi

Violini | Giovanni Battista Rota, Mattia Cuccillato
Viola da gamba | Claudio Mastrangelo, Antonella Parisi, Paola La Forgia
Violone | Davide Milano
Flauti | Julia Ponzio, Mariangela Lippolis
Tiorba | Luca Tarantino
Organo | Gilberto Scordari

Maestro concertatore al cembalo e direttore Sabino Manzo

Sull’opera
La drammaturgia si ispira liberamente alla biografia dell’imperatore Nerone, secondo quanto riportato dalle fonti di Tacito e da altri documenti storici, e alle notizie sulla donna che diventò la sua seconda moglie, Poppea. Questi documenti, liberamente reinterpretati e messi in relazione con la trama dell’opera L’incoronazione di Poppea di Monteverdi, danno vita a un nuovo dramma che mescola e interseca due piani di azione drammatica: quello del personaggio che recita, Ottone, e quello dei personaggi che cantano, Poppea, Nerone, Ottavia ecc.  Ottone diventa dunque protagonista e in un certo senso motore dell’azione, oltre che narratore delle vicende da lui vissute e subite alla corte di Nerone. Marco Saverio Otone, secondo le fonti storiche, era infatti amico di Nerone e suo compagno di feste e bagordi, nonché   marito di Poppea. Ottone dipinge un ritratto di Nerone quale giovane impudente, pieno di libidine, di lussuria, intriso di cupidigia e di crudeltà. Un uomo disposto a tutto pur di soddisfare i propri capricci e i propri desideri. Un figlio capace di uccidere la propria madre, Agrippina, e di ripudiare ingiustamente sua moglie, Ottavia; un allievo in grado di ordinare la morte del proprio maestro, il filoso Seneca. Tutto per amore di una donna bellissima e assetata di potere, che istiga Nerone a compiere una serie di atti orrendi e che calpesta la dignità di Ottone senza alcun ritegno. Il triangolo Ottone, Poppea e Nerone costituisce il fulcro della vicenda attorno alla quale ruotano le azioni di tutti gli altri personaggi: Ottavia, Arnalta, Seneca, Drusilla. Dopo una serie di tormentate vicissitudini e di spargimenti di sangue, l’opera si conclude con il trionfo del potere e dell’amore: Poppea e Nerone hanno eliminato tutti coloro che si erano opposti alla loro relazione e possono finalmente convolare a nozze. Ma questo lieto fine è solo transitorio. Ottone rivela che ben altre nubi si addensano sulle loro vite. Il potere e il presunto amore che li hanno uniti, saranno gli stessi che li distruggeranno.

venerdì 10 novembre 2017

QUARTETTO CASALS ALL'UNIONE MUSICALE DI TORINO: 20 ANNI DI CARRIERA CON L’INTEGRALE DI BEETHOVEN.


Vent’anni di attività e un nuovo, stimolante progetto monografico per festeggiare questo importante anniversario: ecco che cosa porterà il Quartetto Casals (nella foto) a Torino, con sei esclusivi concerti inseriti nel cartellone dell’Unione Musicale, i primi quattro nella Stagione 2017-2018 e gli altri due nella prossima. Sei appuntamenti dedicati a Beethoven, con l’esecuzione dell’integrale dei Quartetti per archi, insieme a brani ispirati a Beethoven e appositamente commissionati ad alcuni compositori contemporanei dalle istituzioni europee che hanno accolto il progetto (oltre all’Unione Musicale di Torino, unica in Italia, Wigmore Hall di Londra, Konzerthaus di Vienna, L’Auditori di Barcellona, Centro Nacional de Difusión Musical di Madrid e Amsterdam String Quartet Biennale). Il ciclo completo dei Quartetti di Beethoven verrà anche inciso dal Quartetto Casals e pubblicato da Harmonia Mundi in tre cofanetti che usciranno nel 2018, 2019 e 2020, terminando così in coincidenza con il 250° anniversario della nascita del compositore. 
Il pubblico dell’Unione Musicale potrà cominciare la “full immersion” beethoveniana a partire dal prossimo novembre, con due appuntamenti consecutivi, martedì 14 novembre (serie dispari di abbonamento) e mercoledì 15 novembre (serie pari) presso il Conservatorio Giuseppe Verdi alle ore 21. 
Sono trascorsi sei anni dall’ultima e unica presenza (nel marzo del 2011) del Quartetto Casals in una stagione dell’Unione Musicale, anni densi di attività per l’ensemble spagnolo: dalla vittoria del primo premio ai Concorsi di Londra e di Amburgo ai numerosi riconoscimenti ricevuti in patria, che celebra l’ensemble come primo quartetto d’archi spagnolo che sia riuscito a raggiungere vertici e consensi internazionali, dal premio ricevuto dal Borletti-Buitoni Trust di Londra, che ha permesso al Casals di acquistare un set di archetti d’epoca e quindi di approfondire e raffinare lo studio del repertorio antico, al grande interesse manifestato per la musica contemporanea, sempre accolta all’interno del ricco repertorio del Quartetto. 
Proprio nel nome della musica contemporanea, il primo concerto di martedì 14 novembre porta a Torino una novità interessante, il Quartetto d’archi B267 che l’Unione Musicale ha appositamentecommissionato al compositore Giovanni Sollima e che il Casals eseguirà in prima assoluta«Ai brani di ispirazione beethoveniana reagisco subito, afferma il compositore siciliano, perché cercare il Beethoven più segreto tra i suoi incredibili frammenti incompiuti o mai utilizzati è, per me, come cercare e trovare l’oro. Il mio intervento non è così diverso dallo sviluppare o arrangiare un canto popolare, anche se di volta in volta tento un approccio diverso, o lascio galleggiare come in una sorta di installazione, oppure sviluppo all’interno di un involucro decontestualizzato, lontano per estetica, epoca, luogo...».
Nella stessa serata due Quartetti dell’op. 18: il n. 2 in re maggiore e il n. 3 in sol maggiore che rivelano, nella fluidità della scrittura e nella libertà d’eloquio, un Beethoven già in grado di misurarsi ad armi pari con i modelli di Haydn e Mozart, lungamente studiati e ormai acquisiti come propri. A conclusione il primo dei Quartetti op. 59, scritti tra il 1805 e il 1806 e dedicati all’ambasciatore dello zar a Vienna conte Razumovskij, che testimoniano del clima sinfonico in cui Beethoven era immerso negli anni successivi all’Eroica. 
Il secondo appuntamento di mercoledì 15 novembre prevede, accanto al Quartetto n. 6 op. 18, due immensi lavori della maturità: il la minore op. 132, un vero e proprio monumento al dolore del genio di Bonn e il fa maggiore op. 135, scritto nel 1826 e pubblicato da Schlesinger nel 1827, opera con la quale Beethoven si congeda dalla musica e dal mondo. Nella stessa serata il Quartetto Casals presenta “Otzma”, lavoro del pianista e compositore israeliano Matan Porat, commissionato dalla Wigmore Hall di Londra e in prima esecuzione italiana: «È il mio secondo quartetto per archi, afferma il compositore, e il nome “Otzma” (in ebraico forza, potenza) si riferisce alla famosa dicitura di Beethoven nel terzo tempo dell’op. 132«Neue Kraft fühlend» (sentimento di nuova forza). Come suggerisce il titolo, il pezzo è scritto in un flusso di energia e trae la sua ispirazione dal celebre terzo movimento (Heilige Dankgesang in lydischen Tonart) così come dal secondo del maestoso Quartetto di Beethoven». 
Da non perdere i prossimi appuntamenti dell’Unione Musicale con il Quartetto Casals e il ciclo Beethoven: martedì 8 e mercoledì 9 maggio 2018 presso il Conservatorio di Torino alle ore 21. 
«I primi vent’anni sono stati un periodo di consolidamento…, afferma il Quartetto Casals, ma già negli ultimi anni abbiamo cominciato a esplorare le possibilità creative di questo consolidamento: ci permettiamo più variazioni tra le voci, pianifichiamo meno ciò che accadrà sul palco e siamo più flessibili nel modo in cui prendiamo le decisioni. Fino al 2020, il progetto principale sarà il nostro ciclo Beethoven insieme alle sei opere che sono state commissionate…» Intervista esclusiva al Quartetto Casals su http://www.unionemusicale.it/intervista-esclusiva-al-quartetto-casals/

Lunedì 13 novembre La Scala di Milano festeggia i 70 anni di Salvatore Sciarrino con un concerto.


È la voce recitante di Fabrizio Gifuni – noto al grande pubblico per le sue tante interpretazioni teatrali e cinematografiche, tra le quali il film Il capitale umano, che gli è valso un David di Donatello nel 2014 – a narrare Morte di Borromini di Salvatore Sciarrino (nella foto) nel concerto che segna il debutto dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai al Teatro alla Scala di Milano. La serata, in programma lunedì 13 novembre alle ore 20, in diretta su Radio3, fa parte del cartellone di “Milano Musica”. Il concerto sarà trasmesso da Rai Cultura in differita su Rai5 giovedì 23 novembre alle 21.15. La 26esima edizione del Festival dedicato alla musica d'oggi è intitolata L’eco delle voci ed è un omaggio al grande compositore palermitano Salvatore Sciarrino, che nel 2017 compie settant'anni.
«Nel mondo poetico sciarriniano – scrive Gianluigi Mattietti nelle note di sala del concerto – gli eroi non sono i condottieri e gli uomini di guerra, ma soprattutto figure mitologiche e artisti. Alle ultime ore di vita di Francesco Borromini, Sciarrino ha dedicato un lavoro per orchestra e lettore, diretto per la prima volta da Riccardo Muti alla Scala il 20 ottobre 1988. Morte di Borromini si basa su un testo del 1667, dettato dal celebre architetto al medico che lo vegliò durante la sua agonia: resoconto lucidissimo di una notte tormentata, nella quale Borromini avrebbe voluto scrivere il suo testamento, ma poi per il rifiuto di un suo servitore a portargli un lume, decise di suicidarsi facendosi cadere sulla propria spada. Sciarrino ha voluto celebrare l’artista solitario e visionario, depresso e intransigente, ossessionato dalle linee curve, descrivendo in suoni una dimensione tutta mentale, ma non in una forma narrativa, semmai cercando di cogliere le impressioni della notte, della follia (temi a lui sempre cari)».
A raccontare il delirio notturno del geniale architetto è chiamato Fabrizio Gifuni, autore e interprete di pregevoli lavori teatrali come Lehman Trilogy, ultimo spettacolo messo in scena da Luca Ronconi, o il pluripremiato Gadda e Pasolini, antibiografia di una nazione – Premio Ubu 2010 come miglior spettacolo e a Gifuni come miglior attore dell’anno – per la regia di Giuseppe Bertolucci. Molto attivo anche nel cinema, ha recitato in oltre trenta film diretti da registi come Gianni Amelio, Marco Tullio Giordana, Liliana Cavani, Edoardo Winspeare, Paolo Virzì e Marco Bellocchio.
Il concerto è diretto da Cornelius Meister, già sul podio del Teatro alla Scala nel 2015 per la prima mondiale di COdi Giorgio Battistelli, in occasione dell’Expo. Direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica della Radio di Vienna, Meister ha debuttato a soli ventun anni all’Opera di Amburgo. Da allora ha collaborato con prestigiose istituzioni come la Bayerische Staatsoper di Monaco, la Deutsche Oper di Berlino, la Semperoper di Dresda, il Theater an der Wien, il Nuovo Teatro Nazionale di Tokyo, la San Francisco Opera e la Royal Danish Opera di Copenaghen.
In apertura di serata Meister propone l’Ouverture dall'Egmont di Ludwig van Beethoven, le musiche di scena tratte dalla tragedia di Goethe e ispirate alla storia del paladino della libertà fiamminga contro l’oppressione spagnola, decapitato nel 1567 per ordine di Filippo II, lo “sgraziato genitor” del Don Carlo verdiano.
Dopo Morte di Borromini di Sciarrino, il programma si chiude con la Sinfonia n. 4 in re minore op. 120 di Robert Schumann, composta nel 1841, anno fecondo per il compositore tedesco in cui videro la luce anche la Sinfonia n. 1, l’Ouverture, Scherzo e Finale e la Fantasia per pianoforte e orchestra.
I biglietti per il concerto – coprodotto con il Teatro alla Scala con il sostegno di Intesa San Paolo – sono proposti a 40, 20, 10 e 5 euro.

Per il Teatro Pubblico Pugliese domani 11 novembre al Teatro Traetta di Bitonto Giancarlo Giannini porta in scena lo spettacolo "Le Parole Note".


Per la stagione 2017/18 del Teatro Tommaso Traetta organizzata in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, domani, sabato 11 novembre, ore 21.00,  Giancarlo Giannini (nella foto) porta in scena lo spettacolo Le Parole Note. Un recital tra letteratura e musica inserito anche nel Festival Bitalk. Info prenotazioni e acquisto presso botteghino teatro dal martedì al venerdì dalle 18:00 alle 20:00 tel. 080.3742636 L'attore, particolarmente esperto nell'analisi della parola, recita una serie di brani e poesie al grande pubblico: da Pablo Neruda, Garcia Lorca, Marquez, ai più classici come Shakespeare, Angiolieri, Salinas. Vari autori e un unico tema: l’amore, la donna, la passione… la vita! Giancarlo Giannini sarà accompagnato da una serie di brani inediti del sassofonista partenopeo Marco Zurzolo, suonati dal suo quartetto. Giancarlo Giannini e la sua recitazione, la sua voce calda e penetrante, condurrà gli spettatori in atmosfere mistiche, malinconiche, amorose ed ironiche in un viaggio dal ‘200 fino ad arrivare ai giorni nostri. Grandi emozioni, tante atmosfere, un unico spettacolo.
Domenica 12 novembre (alle 21.00), Morgan in concerto con Piano Solo, un momento dai toni minimali e intimisti, solo voce e pianoforte, durante il quale l’eclettico artista mantiene fede alla sua fama di musicista imprevedibile e innovativo dando vita ogni sera ad uno spettacolo diverso, attingendo dal suo vastissimo repertorio con scelte spesso fatte sul momento.
Assoluto elemento di novità per l’esibizione sarà l’ampio utilizzo dell’iPad, strumento che Morgan ha imparato a dominare e mettere al servizio della sua musica, e che da vero pioniere ritiene già una tecnologia indispensabile per l’evolversi della sua musica. In scaletta brani del disco “Da A ad A”, oltre che da “Canzoni dell'Appartamento”. Non mancheranno omaggi e cover, dalle canzoni dei Bluvertigo ai cantautori liguri, vera passione di Morgan: Tenco, Bindi e soprattutto De André.
In arrivo sabato 2 dicembre Ron in concerto, sabato 16 dicembre Carmela Vincenti porta in scena la commedia Donne Molto Occupatissime. Sabato 13 gennaio 2018 Giuseppe Zeno mette in scena lo spettacolo Il Sorpasso, mentre sabato 20 gennaio Giulio Scarpati e Valeria Solarinosono i protagonisti di Una Giornata Particolare. E ancora sabato 17 febbraio Jacopo Fo mette in scena Superman, venerdì 9 marzoValentina Lodovini e Ivano Marescotti sono i protagonisti di I Have a Dream. A chiudere la stagione di prosa e musica del Traetta - che come di consueto sarà arricchita da altre cinque sezioni, tra le quali le collaudate stagioni Off Prosa (dedicata alle giovani ed emergenti compagnie teatrali pugliesi) e Comedy (riservata al teatro amatoriale) - Enrico Loverso conUno, Nessuno e Centomila, 24 marzo.
Info: 0803742636

giovedì 9 novembre 2017

Martedì 14 novembre debutta al Teatro alla Scala di Milano in Prima mondiale la nuova opera di Salvatore Sciarrino dal titolo: "Ti vedo, ti sento, mi perdo".


Martedì 14 novembre debutta al Teatro alla Scala in Prima mondiale la nuova opera di Salvatore Sciarrino: Ti vedo, ti sento, mi perdo (nella foto).  Riconosciuto come uno dei più eminenti e rivoluzionari compositori al mondo, Sciarrino mette al centro lo spettatore e lo accompagna attraverso un’esperienza musicale unica, che induce a cambiare il modo di ascoltare. Al centro della sua nuova opera c’è la tragica vita del compositore e cantante barocco Alessandro Stradella (1639 – 1682), che con i suoi romanzeschi triangoli amorosi assurge a simbolo della potenza di seduzione della musica stessa. Sul podio sale il giovane Maxime Pascal, mentre la regia è affidata all’esperto Jürgen Flimm, legato a Sciarrino da un lungo rapporto artistico e personale. Attorno a questa importante Prima assoluta, a Milano si raccolgono una serie di iniziative speciali. A Sciarrino sono dedicati il 26° Festival Milano Musica (con un concerto alla Scala il 13 novembre, musiche di Beethoven, Sciarrino e Schumann) e la mostra “Il segno e il suono” a Palazzo Reale. Inoltre, un’ora prima di ogni recita dell’opera, si terranno incontri di preparazione all’ascolto, tenuti dal Prof. Franco Pulcini, aperti a tutti i possessori del biglietto presso il Ridotto Toscanini.
Biglietti da 11 a 150 euro più prevendita.
Biglietti per la data di ScalAperta del 26 novembre da 5,50 a 75 euro più prevendita.
Offerte speciali per gli UNDER30 possessori di Pass nell’area riservata.

Pino Mazzarano (chitarre) e Peppe Fortunato (tastiere) presentano il 17 novembre al Teatro Forma di Bari il loro ultimo disco intitolato "Il Viaggio".


Pino Mazzarano Peppe Fortunato presentano il loro ultimo disco: jazz, rock e world music, ma soprattutto il piacere puro della melodia. Con loro sul palco Javier Girotto, Sonia Addario, Marco Siniscalco, Mimmo Campanale
Venerdì 17 novembrealle 21, al Teatro Forma di Bari (via Fanelli 226/1), i musicisti Pino Mazzarano (chitarre) e Peppe Fortunato (tastiere), riuniti nel nome di Kimíya»,presenteranno il loro ultimo disco, intitolato «Il Viaggio», prodotto e distribuito da Terre Sommerse, un album che strizza l'occhio al jazz, al rock e alla world music, ma soprattutto al piacere puro della melodia, che caratterizza ogni brano con i suoi riverberi, gli assoli, le improvvisazioni. Con loro saliranno sul palco altri prestigiosi musicisti presenti nel disco: Javier Girotto (sax soprano), Sonia Addario (vocalist),Marco Siniscalco (basso), Mimmo Campanale (batteria)Biglietti in vendita al botteghino del Teatro Forma o su bookingshow.it, infotel: 080.501.81.61.
Kimíya (“Alchimia” in arabo e persiano) è un termine che suggerisce un senso di apertura verso il mondo che non presuppone fermate. Anzi, ogni brano dell'album è una “stazione” del ritmo in cui ogni strumento musicale diventa un mezzo di trasporto immaginifico e poetico. È una delle chiavi di lettura del meraviglioso lavoro realizzato da Mazzarano e Fortunato, che nel disco hanno inciso tutti i brani insieme a Marco SiniscalcoMimmo Campanale e Javier Girotto. Un titolo come «Il viaggio» non identifica solo la straordinaria sensibilità inquieta di musicisti sempre in cerca di una scintilla; esprime altresì una geografia sonora piacevolmente irregolare, fuori dalle righe, con una pulsazione non predefinita. È così che i cinque brani originali composti da Mazzarano e Fortunato (Il viaggioOrient ExpressYour LandNena e Wilde) risultano brani in cui l'alchimia sonora fra gli strumenti disegna un timbro accattivante e dolce, ed al tempo stesso energico e vitale. C'è il bagaglio completo di musicisti abituati a dialogare a tu per tu, con un DNA “mediterraneo” nel suono che buca l'ascolto ad ogni battuta.
L'essenza del disco è poi sublimata da quattro magnifiche cover di altrettanti capolavori, in una visione nuova e di grande pregio armonico: sono A Thousand Years di Sting(struggente e malinconica), Infant Eyes di Wayne Shorter (energia 'django' e chitarre distorte), Ida Lupino di Carla Bley (grande charme sonoro) e Out of Control dei Rolling Stones (nel disco con l'intrigante voce di un'ispiratissima Sonia Addario). Brani diversissimi l'uno dall'altro, ma tasselli da non perdere di un viaggio che sorprende a ogni tappa. Perché, in fondo, aveva ragione Charles Baudelaire: se i desideri dei viaggiatori «hanno la forma delle nuvole», quelli del gruppo Kimíya hanno la forma di note musicali, cuori leggeri che s'allontanano come palloni. Sta all'ascoltatore non perderli di vista, affinché l'alchimia dell'ascolto si riveli magica ogni volta.